costruiamo la pace ogni giorno, quando in ogni pensiero, parola e gesto mettiamo il cuore e la volontà di costruire relazioni rispettose e solidali con tutte le persone che entrano nelle nostre vite.
In questa Pasqua vogliamo augurare a tutti gli uomini della Terra la Pace vera e profonda, quella del cuore, perché tutti insieme possiamo cancellare l’odio, la guerra, la violenza e riscoprici fratelli.
Sinergia e Sinergia Por La Infancia continuano a credere che la pace passi anche attraverso pari opportunità per tutti, inclusi i ragazzi di strada. Ogni giorno, in Perù, i nostri educatori, psicologa, assistente sociale, cuoca, contabile contribuiscono con impegno e dedizione a donare opportunità di vitto, alloggio, studio, formazione, svago ai minori e adolescenti in strada e nella casa-famiglia.
Oggi vivono con noi i fratelli Mateo e Miguel, sempre impegnati nello studio e nello sport, con ottimi risultati. Mateo frequenta anche un corso di informatica. Justin e Micael (ultimo arrivato) hanno iniziato a frequentare una scuola privata per il recupero degli anni scolastici arretrati: sono molto felici di studiare in un contesto esterno alla casa anche per stringere nuove amicizie. Julio ha iniziato il secondo anno di università, dopo aver visitato e aiutato la sua famiglia d’origine. Alejandro, compiuti i 18 anni, ha preferito accettare la proposta di lavoro del fratello e iniziare una vita indipendente: è in contatto con noi e lo aiutamo per gli studi. I suoi due fratelli sono tornati a vivere con la mamma. Abbiamo ospitato per un breve periodo un altro Mateo che aveva vissuto negli anni scorsi con noi: ha provato a tornare ma ha fatto fatica a riambientarsi. Lo accompagniamo a distanza, con amore e disponibilità, nella misura in cui lui vorrà essere supportato. Cesar, che vive da un anno vive solo, dopo un periodo di pausa, è tornato a “vivere” in famiglia nei fine settimana, perché ha bisogno di compagnia e dell’amore familiare: siamo felici perché abbiamo sempre voluto essere per i ragazzi un punto di riferimento affettivo costante, anche dopo la loro indipendenza, affiancandoci alle loro famiglie di origine che non sempre lo sono. Celso, maggiorenne con ritardo mentale ma ottime doti di musicista, fatica a rimanere nei centri in cui Martin lo accompagna: ogni tanto scappa e bussa alla nostra porta. Gli manca la libertà. Da qualche settimana lo accogliamo nelle ore notturne e per alcuni pasti. La flessibilità nell’accoglienza è importante per dare un aiuto personalizzato. Sono riprese anche le attività del Programma di Sostegno Educativo (vedi foto): aiuto per acquisto di materiali scolastici e donazione mensile di viveri per la colazione. Attualmente aiutiamo 22 bambini e adolescenti di famiglie svantaggiate.
Grazie di cuore per contribuire con noi a costruire un mondo di pace per tutti. Buona Pasqua!
Un nuovo anno è iniziato e porta con sé una bellissima notizia: anche quest’anno la nostra associazione Sinergia ha ottenuto un importante finanziamento da parte della 𝐅𝐨𝐧𝐝𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐏𝐫𝐨𝐬𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚𝐫 – 𝐄𝐓𝐒. Fondazione Prosolidar.
𝐅𝐎𝐍𝐃𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐏𝐑𝐎𝐒𝐎𝐋𝐈𝐃𝐀𝐑 𝐄𝐍𝐓𝐄 𝐅𝐈𝐋𝐀𝐍𝐓𝐑𝐎𝐏𝐈𝐂𝐎 𝐄𝐓𝐒 è un’organizzazione costituita nell’ambito del settore del credito per la realizzazione, in Italia ed all’estero, di progetti solidali e socialmente rilevanti, promuovendo la giustizia sociale, l’inclusione e lo sviluppo sostenibile. In essa sono presenti, in modo paritetico, tutte le Organizzazioni sindacali dei lavoratori del settore medesimo (tramite le proprie Segreterie Nazionali) nonché, per parte datoriale, l’Associazione Bancaria Italiana e tutte le imprese che aderiscono all’Associazione. E’ la prima e, allo stato, l’unica esperienza, anche a livello internazionale, di ente voluto dalle parti in un contratto collettivo nazionale di lavoro e finanziato attraverso il “match-gifting”, cioè la condivisione del contributo in misura uguale tra lavoratori ed imprese.
Per i nostri ragazzi questo significa continuità, stabilità e nuove opportunità: percorsi scolastici che proseguono, indipendenza che cresce giorno dopo giorno e relazioni che si rafforzano.
Ma soprattutto significa poterci prendere cura di loro ogni giorno, accompagnandoli con attenzione educativa, supporto emotivo e presenza costante nel loro percorso di crescita.
Dietro ogni piccolo traguardo raggiunto c’è la possibilità concreta di immaginare il futuro con più fiducia.
Sapere di poter contare ancora su questo sostegno ci permette di guardare avanti con responsabilità e speranza, continuando a costruire insieme occasioni di crescita, inclusione e serenità.
Grazie di cuore per aver scelto ancora di credere nel nostro lavoro e soprattutto nei nostri ragazzi.
Due mesi fa, quando sono partita per il Perù, dopo la preparazione fatta con Martin, non potevo minimamente immaginare ciò che avrei vissuto. Sì, lo sapevo: avrei conosciuto una realtà diversa, creato legami, vissuto un’esperienza che lascia il segno. Tutto vero. Ma non sapevo che non sarebbe finita lì.
La mia esperienza non si conclude con il rientro in Italia. Continua ogni volta che racconto, che condivido, che porto testimonianza di ciò che ho visto a chi, dall’Italia, sostiene e crede in questo progetto. Perché il loro impegno ha un volto, ha nomi, ha sorrisi veri. E io li ho visti dal vivo. Li ho visti negli occhi di madri giovanissime e distrutte, mentre osservano i propri figli imparare a leggere e scrivere. Nei bambini accolti nella casa hogar, che per la prima volta possono sentirsi vulnerabili e amati. Nelle famiglie sostenute dal progetto educativo. Nei ragazzi che, giorno dopo giorno, iniziano ad avere sogni propri.
È impossibile raccontare tutto quello che ho vissuto in poche righe. Così voglio raccontarvi loro. I ragazzi con cui ho condiviso la mia quotidianità. Li chiamavo “gli ocho enanitos”, ma in realtà erano otto pesti molto più forti di me.
Matteo (15) e Miguel (12), due fratelli in casetta da quasi un anno. Matteo sogna di studiare robotica: dopo scuola, la sera, cercavamo insieme università e borse di studio. Miguel, invece, sogna di diventare calciatore. E quando al torneo abbiamo giocato contro adulti molto più grandi, lui — il più piccolo — è stato uno dei migliori in campo.
Alejandro (17), Jayco (14) e Yaco (12), tre fratelli dal cuore enorme. Mi proteggevano come una sorella, mi ricordavano di stare attenta, si assicuravano che mangiassi abbastanza (con un solo obiettivo: farmi tornare “gordita” in Italia). La sera parlavo con Alejandro delle sue prime cotte, di giorno aiutavo gli altri a recuperare anni di scuola persi vendendo caramelle per strada.
Con Junior (12) ho passato ore infinite sui compiti: mattina, pomeriggio e sera. All’inizio aveva paura di non capirmi, poi non voleva studiare con nessun altro. Non aveva bisogno di spiegazioni: aveva bisogno di qualcuno che restasse lì con lui. Spero di ricevere presto una sua foto, in divisa, davanti alla scuola.
Iustin (14) faceva i compiti da solo. Mi regalava braccialetti, mi batteva a dama e matematica, mi raccontava della sua famiglia. In lui ho visto un bisogno di amore e affetto che non avevo mai incontrato prima.
Juan, dolcissimo e sensibile, ha dovuto lasciare la casa perché non adatta alle sue necessità. Ma nessuno lo ha dimenticato. Ogni giorno i ragazzi chiedono di lui.
Al suo posto è arrivato Maicol, direttamente dal Ministero dell’Infanzia: viveva in una stanza piccolissima, ma ha una voglia enorme di cambiare. E oggi è già una motivazione per gli altri.
Queste sono solo otto vite. Ma sono innumerevoli quelle che mi hanno toccato in queste sette settimane. Dal lavoro in strada agli eventi, dalle fatiche quotidiane alle gioie inaspettate, ho imparato tanto. Ho imparato perché il diamante nasce dal carbone. Ho imparato che Lima ha il cielo quasi sempre grigio. Ho imparato ad amare una cultura nuova. Ad amare senza chiedere nulla in cambio. A riconoscere un “grazie” dentro un sorriso.
Questo viaggio non si chiude qui. Continua nelle storie che porterò con me, nei legami che resteranno, nelle scelte future.
Questa è stata una settimana diversa, intensa, dolce e un po’ nostalgica.
Si avvicina il momento della mia partenza e, senza nemmeno accorgercene, tutti abbiamo iniziato a prepararci. Non è semplice salutarsi, soprattutto quando ci si è voluti bene così in fretta. Così, ogni gesto è diventato più significativo: un abbraccio più stretto, una mano che cerca la mia, uno sguardo che chiede “tornerai?”. Cerco di lasciare ai ragazzi un messaggio chiaro e pieno di speranza: questo non è un addio, è un “ci rivediamo presto”. Continuate a studiare, a lavorare sui vostri sogni, a crescere… e un giorno sarete voi a raccontarmi quanto lontano siete arrivati. I più piccoli, soprattutto, vivono questo momento con una dolcezza disarmante: non mi lasciano sola un secondo, mi seguono come un’ombra, quasi a voler imprimere ogni istante nella memoria.
La settimana è stata anche la prova perfetta della mia “doppia vita” qui. 𝐋𝐮𝐧𝐞𝐝𝐢’sono rientrata da una giornata a Miraflores e ho trovato il motore del pozzo rotto: niente acqua. Così, tutti insieme, abbiamo raccolto l’acqua a mano per cucinare, lavarci e pulire. Una piccola grande fatica quotidiana che ti riporta con i piedi per terra, ricordandoti quanto poco serva per cambiare prospettiva. 𝐌𝐞𝐫𝐜𝐨𝐥𝐞𝐝𝐢’ siamo stati invitati dalla comunità del Cenacolo (Rayos de Luz) per una partita amichevole di pallavolo. La squadra di ragazze allenate da Alessandro ci ha accolti con un entusiasmo contagioso. Giocare insieme, ridere, scherzare è stato un momento di condivisione pura, quella che non ha bisogno di parole né di lingue in comune.
E poi è arrivato 𝐯𝐞𝐧𝐞𝐫𝐝𝐢’: il mio compleanno. Non riesco a trovare un’altra parola se non 𝒈𝒓𝒂𝒕𝒊𝒕𝒖𝒅𝒊𝒏𝒆. È stato probabilmente il momento più bello di tutta l’esperienza. I ragazzi hanno voluto festeggiare insieme, come una vera famiglia. Abbiamo ricordato i momenti più belli di queste settimane: il loro benvenuto, i compiti fatti fianco a fianco, le battute, le partite infinite di pallavolo, i pasti condivisi e le nostre piccole tradizioni quotidiane.
E poi un regalo speciale: per la prima volta nella mia vita qualcuno mi ha dedicato una canzone. Romel, un ex chico della casa, autodidatta alla chitarra e con una voce che arriva dritta al cuore, ha cantato per me. Le sue note hanno fatto emozionare tutti, adulti e ragazzi, riempiendo la stanza di una bellezza difficile da descrivere. La serata si è chiusa tra balli, abbracci e un sorriso che non riuscivo a togliermi dal viso. È stato un compleanno indimenticabile… proprio come questa esperienza.
Un altro tassello di questa casetta che, giorno dopo giorno, sta diventando casa anche per me.
Questa è stata una settimana particolarmente intensa e significativa.
Giovedì si celebrava la Giornata Internazionale dei Diritti dei Bambini, e come Sinergia por la Infancia abbiamo organizzato un grande evento insieme ad altre cinque case famiglia: quasi 100 persone, tra bambini, ragazzi e adulti, riunite per un’unica finalità — ricordare e far comprendere l’importanza dei diritti umani. Attraverso i giochi e le attività che avevo preparato, i ragazzi hanno saputo dare un nome ai propri diritti, riconoscerli, raccontarli… ma soprattutto hanno trovato il coraggio di dire ad alta voce come, in passato, questi diritti siano stati spesso violati. Vederli riflettere, confrontarsi e riconoscere il proprio valore è stato emozionante. Per me è stata una giornata speciale, quasi simbolica: la chiusura di un percorso iniziato mesi fa insieme a loro.
In queste settimane abbiamo lavorato molto su questo tema e, nel mio piccolo, ho cercato di far capire a ciascuno che vale, che la sua opinione merita ascolto e rispetto, che ha diritto a studiare, a essere protetto… e, soprattutto, a giocare. Perché anche il gioco è un diritto, non un lusso.
Un’altra gioia grande della settimana è stato il traguardo dell’ultimo arrivato, un ragazzo di 12 anni. Arrivato due mesi fa, ha compiuto un passo importantissimo: è passato dalla fase di acogida (accoglienza) a quella di atardecer, che comporta più libertà, più responsabilità e un cammino più stabile verso l’autonomia. Questo passaggio racconta tanto: la sua voglia di crescere, di migliorare e di costruire qualcosa di diverso per sé.
Sabato abbiamo avuto anche un bellissimo momento di connessione con l’Italia: una videochiamata con Sinergia Italia. I ragazzi erano entusiasti, molti si sono avvicinati alla telecamera per salutare, chiacchierare, ridere. Rivedere gli italiani che erano stati qui in viaggio ha riempito tutti di gioia: sembrava un piccolo ponte che, per un attimo, ha unito due mondi.
E oggi, domenica, abbiamo avuto la fortuna di ospitare Maddalena, una ragazza italiana che vive in Perù e lavora in una ONG di Lima. Grazie a lei abbiamo partecipato a un taller sul riciclaggio, un’attività preziosa che ha coinvolto grande e piccoli, lasciando ai ragazzi nuove idee e nuovi modi per prendersi cura dell’ambiente.
È stata una settimana piena, ricca di incontri, conquiste e consapevolezze. E ogni giorno che passa mi rendo conto di quanto sia un privilegio poter camminare accanto a questi ragazzi, vederli crescere e scoprire se stessi.
Sono arrivata a metà della mia esperienza e sento che il tempo corre veloce.
Tra la routine in casa, le uscite in strada e gli immancabili imprevisti, anche questa settimana è stata fatta di momenti intensi, emozionanti e indimenticabili. Abbiamo incontrato il papà del ragazzo conosciuto la settimana scorsa. Ci ha raccontato la sua storia: un uomo stremato, con tre figlie dai 4 ai 10 anni, una delle quali lotta contro la leucemia, e due figli maggiori che, a causa dell’assenza di una figura stabile e delle difficoltà economiche, passano sempre più tempo in strada, lontani dalla scuola. Da quando la moglie è stata incarcerata ingiustamente, porta tutto il peso della famiglia sulle spalle. Nei suoi occhi ho visto la paura di perdere i figli, che possano esser portati via dal Ministero della Mujer.
Ma ho visto anche il coraggio di chiedere aiuto, l’umiltà di ammettere che da solo non ce la fa più, nonostante abbia dato tutto se stesso. È stato un incontro che mi ha lasciato dentro tanto: fragilità, forza e speranza intrecciate nello stesso sguardo.
Venerdì e sabato sono stata a Miraflores, nel centro di Lima, a un evento insieme ad altre organizzazioni non profit: abbiamo venduto turrones e lavori in ceramica per sostenere la casa. È stato bello scoprire quante persone sono disposte ad aiutare, offrendo tempo, competenze, ascolto. E mi ha riempito d’orgoglio raccontare il cammino di Sinergia, le vite che ha toccato, i cambiamenti piccoli e grandi nati da gesti semplici: una donazione, un acquisto, una parola condivisa tra amici.
Ogni granello di sabbia fa davvero la differenza.
In casa, invece, la settimana è trascorsa tranquilla. Ora che finalmente il sole si affaccia, passiamo più tempo fuori a giocare a volley o a calcio. In quei momenti divento una di loro: non c’è età, non c’è lingua, non c’è cultura. Torno bambina anch’io, e mi ricordo ancora una volta che la felicità è spesso nascosta nelle cose semplici: una palla, due risate, e amici che con il tempo diventano famiglia.
Dopo una 𝐝𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 di puro divertimento al torneo di calcio con altre case famiglia, il piccolino della nostra casetta ha vinto la 𝐜𝐨𝐩𝐩𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨, essendo il più giovane del torneo e affrontando senza paura ragazzi e adulti molto più grandi di lui.
Un momento di orgoglio per tutti e la dimostrazione che la forza non sta nell’età, ma nel cuore.
𝐋𝐮𝐧𝐞𝐝𝐢’ sono tornata in strada.
Abbiamo incontrato un ragazzo, e poi la sua famiglia: dopo aver parlato insieme, ha deciso di tornare in casa famiglia per curarsi la gamba, a seguito di un’operazione per una grave bruciatura di secondo grado avvenuta in strada. Rivederlo scegliere di affidarsi e di voler stare meglio è stato un segno di speranza.
𝐌𝐚𝐫𝐭𝐞𝐝𝐢’ abbiamo guardato un film che ci ha portati a riflettere sui 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢. Desideravo che comprendessero davvero quali siano i loro diritti, per evitare che in futuro possano essere di nuovo violati. I ragazzi hanno partecipato con grande attenzione, condividendo esperienze del passato in cui questi diritti erano stati negati: il diritto allo studio, al gioco, allo sfogo, alla protezione, all’affetto. Ascoltarli è stato toccante, ma anche incoraggiante perché oggi, almeno qui, sanno che quei diritti appartengono anche a loro.
In settimana ho ricevuto una notizia che mi ha riempito di gioia: uno dei ragazzi con cui studio ogni giorno, mattina e sera, 𝐡𝐚 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐬𝐞𝐦𝐞𝐬𝐭𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐨𝐭𝐭𝐢𝐦𝐢 𝐯𝐨𝐭𝐢! A febbraio potrà probabilmente tornare a scuola con i suoi coetanei, dopo mesi di impegno e studio in casa. Sono fiera di lui, e spero che il suo successo diventi una spinta per tutti gli altri perché 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭à è 𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐜’è 𝐥𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐨𝐧𝐭à 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐫𝐞.
𝐆𝐢𝐨𝐯𝐞𝐝𝐢’ siamo tornati in strada per un’uscita intensa e piena di incontri: alcune persone nuove, altre già conosciute. A fine giornata, mentre cenavamo stanchi ma soddisfatti, si è avvicinato un bambino a chiedere l’elemosina. Gli abbiamo offerto del cibo e, parlando, abbiamo scoperto che suo papà ci aveva contattati pochi giorni prima per chiedere aiuto: il bambino scappava spesso e viveva in strada. Quel giorno non eravamo riusciti a incontrarli — ma il destino ci ha fatti incontrare comunque. 𝐅𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐢𝐧𝐜𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐨 𝐟𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐮𝐧 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐨.
𝐕𝐞𝐧𝐞𝐫𝐝𝐢’ è stato il giorno della faena, la grande pulizia settimanale della casa. Tutti insieme a riordinare, lavare, sistemare, ridere, raccontarsi. È bello vedere come anche un’attività semplice diventi un 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐪𝐮𝐚𝐝𝐫𝐚 𝐞 𝐝𝐢 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚. Ogni settimana che passa, la Casetta mi insegna che 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 è 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐢, 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢 𝐢𝐧𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐞 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐮𝐫𝐚.
E che la forza vera nasce sempre dalla condivisione.
Siamo felicissimi di annunciare che, grazie al vostro incredibile supporto, abbiamo venduto 𝟒.𝟔𝟓𝟔 𝐛𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢, raccogliendo 𝟒.𝟔𝟓𝟔 𝐞𝐮𝐫𝐨 per la nostra Casa Famiglia in Perù!
Un ringraziamento speciale a tutti voi che avete partecipato, condiviso e sostenuto questa iniziativa.
I vincitori saranno contattati direttamente per il ritiro dei premi.
Grazie ancora per aver reso questa lotteria un grande successo. Con il vostro aiuto, possiamo continuare a offrire speranza e sostegno a chi ne ha più bisogno. Continuate a seguirci per scoprire i prossimi progetti e iniziative!
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