Ultima lettera dalla casetta
π¨ ππππ π π πΉππππππ, ππππππππππ πΊπππππππ
Due mesi fa, quando sono partita per il PerΓΉ, dopo la preparazione fatta con Martin, non potevo minimamente immaginare ciΓ² che avrei vissuto. SΓ¬, lo sapevo: avrei conosciuto una realtΓ diversa, creato legami, vissuto unβesperienza che lascia il segno. Tutto vero. Ma non sapevo che non sarebbe finita lΓ¬.
La mia esperienza non si conclude con il rientro in Italia. Continua ogni volta che racconto, che condivido, che porto testimonianza di ciΓ² che ho visto a chi, dallβItalia, sostiene e crede in questo progetto. PerchΓ© il loro impegno ha un volto, ha nomi, ha sorrisi veri. E io li ho visti dal vivo. Li ho visti negli occhi di madri giovanissime e distrutte, mentre osservano i propri figli imparare a leggere e scrivere. Nei bambini accolti nella casa hogar, che per la prima volta possono sentirsi vulnerabili e amati. Nelle famiglie sostenute dal progetto educativo. Nei ragazzi che, giorno dopo giorno, iniziano ad avere sogni propri.
Γ impossibile raccontare tutto quello che ho vissuto in poche righe. CosΓ¬ voglio raccontarvi loro. I ragazzi con cui ho condiviso la mia quotidianitΓ . Li chiamavo βgli ocho enanitosβ, ma in realtΓ erano otto pesti molto piΓΉ forti di me.
Matteo (15) e Miguel (12), due fratelli in casetta da quasi un anno. Matteo sogna di studiare robotica: dopo scuola, la sera, cercavamo insieme universitΓ e borse di studio. Miguel, invece, sogna di diventare calciatore. E quando al torneo abbiamo giocato contro adulti molto piΓΉ grandi, lui β il piΓΉ piccolo β Γ¨ stato uno dei migliori in campo.
Alejandro (17), Jayco (14) e Yaco (12), tre fratelli dal cuore enorme. Mi proteggevano come una sorella, mi ricordavano di stare attenta, si assicuravano che mangiassi abbastanza (con un solo obiettivo: farmi tornare βgorditaβ in Italia). La sera parlavo con Alejandro delle sue prime cotte, di giorno aiutavo gli altri a recuperare anni di scuola persi vendendo caramelle per strada.
Con Junior (12) ho passato ore infinite sui compiti: mattina, pomeriggio e sera. Allβinizio aveva paura di non capirmi, poi non voleva studiare con nessun altro. Non aveva bisogno di spiegazioni: aveva bisogno di qualcuno che restasse lΓ¬ con lui. Spero di ricevere presto una sua foto, in divisa, davanti alla scuola.

Iustin (14) faceva i compiti da solo. Mi regalava braccialetti, mi batteva a dama e matematica, mi raccontava della sua famiglia. In lui ho visto un bisogno di amore e affetto che non avevo mai incontrato prima.
Juan, dolcissimo e sensibile, ha dovuto lasciare la casa perchΓ© non adatta alle sue necessitΓ . Ma nessuno lo ha dimenticato. Ogni giorno i ragazzi chiedono di lui.
Al suo posto Γ¨ arrivato Maicol, direttamente dal Ministero dellβInfanzia: viveva in una stanza piccolissima, ma ha una voglia enorme di cambiare. E oggi Γ¨ giΓ una motivazione per gli altri.
Queste sono solo otto vite. Ma sono innumerevoli quelle che mi hanno toccato in queste sette settimane. Dal lavoro in strada agli eventi, dalle fatiche quotidiane alle gioie inaspettate, ho imparato tanto. Ho imparato perchΓ© il diamante nasce dal carbone. Ho imparato che Lima ha il cielo quasi sempre grigio. Ho imparato ad amare una cultura nuova. Ad amare senza chiedere nulla in cambio. A riconoscere un βgrazieβ dentro un sorriso.
Questo viaggio non si chiude qui. Continua nelle storie che porterΓ² con me, nei legami che resteranno, nelle scelte future.
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πππβππππππππ, ππππππ πππππ ππππ
ππππππππ π ππππ πππ ππππππ πππ πππππππ. ![]()






