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DALLA STRADA ALLA CASA-FAMIGLIA

Notizie da Lima | venerdì 13 Settembre 2019 08:03

È stato molto interessante osservare la metodologia che segue Martin, il nostro educatore di strada, per favorire la decisione dei ragazzi di lasciare la strada e venire a vivere nella casa-famiglia. Martin gira per i posti più frequentati della città dai ragazzi di strada: li trova, si presenta e li conosce. In queste occasioni chiede loro come stanno e organizza delle brevi attività come la realizzazione di braccialetti oppure delle partite di calcio. Si preoccupa molto della loro salute e porta con sé il necessario per disinfettarli se hanno delle ferite. Accade spesso che i ragazzi che vivono in strada contraggano malattie della pelle per la sporcizia in cui vivono. È dolce vedere come Martin si prende cura di loro. È attento a tutto. Ad esempio un giorno ha chiesto ad una ragazzina in modo scherzoso come mai fosse ingrassata. Subito ho pensato che non fosse una domanda carina da fare, poi ho capito che era preoccupato che lei fosse incinta. È da piccole domande come questa, fatte con delicatezza, che si vede proprio come mette a loro agio i ragazzi. È un’indagine velata. Si ricorda tutti i loro nomi. Quando in questi incontri informali incontra qualche ragazzo che desidera entrare in casa-famiglia, gli lascia il suo contatto e gli dice di scrivergli o chiamarlo nei giorni successivi per fissare una “riunione”. Questo termine i ragazzi lo hanno interiorizzato molto bene e sanno che prima di entrare in casetta devono farne 3. Nella prima riunione Martin fa alcune domande per conoscere meglio il ragazzo e la sua storia. Gli chiede se è in contatto con la famiglia, fino a che anno ha frequentato la scuola, se assume droghe, da quanto tempo vive in strada, se ha una fidanzata, perché vuole venire in casetta, se è già stato in altri istituti, tuttte domande che fanno parlare il ragazzo di sé. Le riunioni non vengono fissate subito perché Martin cerca di dare ai ragazzi la responsabilità di richiamarlo nei giorni successivi, per vedere anche se sono davvero motivati e interessati a cambiare modo di vivere. Quando un ragazzo fissa un appuntamento e lo rispetta è già una grande conquista. Spesso infatti si dimenticano e non vengono perchè sono sotto l’effetto della colla, oppure non hanno messo da parte i soldi per il bus da prendere per arrivare al luogo dell’appuntamento. Se non si presentano, ciò non significa che perdono la loro possibilità di entrare in casetta, ma che la posticipano perché slitta la riunione fino a che il ragazzo ce la mette tutta per essere presente. La seconda riunione è più strutturata. Martin mostra delle immagini di scarpe diverse e chiede al ragazzo quella che gli piace di più: cosa gli piace o non gli piace di quella che ha scelto e cosa di quelle che non ha scelto. Passa poi ad una valutazione degli aspetti positivi e negativi del rimanere in strada e dell’entrare in casa-famiglia. Per farlo utilizza un foglio con una bilancia sulla quale scrivere queste riflessioni. Alla fine lo fa riflettere sul fatto che a volte bisogna fare delle scelte. Ritira fuori il foglio delle scarpe e sottolinea ad esempio che non c’è il numero esatto della sua scarpa preferita. In questo modo gli fa capire la differenza tra quello che lui vorrebbe e quello che invece conviene. Il ragazzo vorrebbe la scarpa più bella, ma non gli conviene perché è un numero troppo piccolo o grande per lui. Allo stesso modo lo fa riflettere sul fatto che anche nella vita reale succede così, a volte le cose che ci piacciono di più non ci convengono, come continuare a stare in strada. Al terzo incontro il ragazzo viene invitato a visitare la casetta. Anche qui il ragazzo viene responsabilizzato a contattare Martin per raggiungerla. In questa occasione conosce la struttura, i compagni, le figure adulte presenti e gli vengono spiegate regole e funzionamento della casa. Se il ragazzo, dopo queste tre riunioni, è ancora motivato ad entrare in casetta viene accolto a braccia aperte, come un figlio atteso da un lungo viaggio. 

Partecipare a queste riunioni è stato per me una rivelazione perché ho capito quanto sia difficile per Martin far aspettare quei ragazzi. I loro visi e la loro voce inteneriscono perché la loro è una richiesta d’aiuto costante: “Quando posso venire in casetta? Tra quanto vengo in casetta? Mi porti in casetta?”. Purtroppo però è un’attesa necessaria perché permette la buona riuscita dell’inserimento nel progetto. Far entrare subito ogni ragazzino che si incontra per strada sarebbe ingiusto sia per lui, perché non capirebbe la vera importanza di quello che gli viene offerto, sia per gli altri ragazzi già presenti in casa, perché continuerebbero a vedere ragazzi che entrano ed escono. Devo dire che ritengo questo approccio molto valido e ho avuto la fortuna di osservare la competenza che Martin mette in questo delicato percorso.

Grazie, Martin, per essere una figura così importante per questi ragazzi e grazie anche a tutti gli educatori, alla psicologa e all’assistente sociale che lavorano in casetta e che, dopo l’ingresso dei ragazzi nella nostra struttura, li seguono e sono per loro punti di riferimento come dei genitori.

Grazie anche a tutti voi che, dando il vostro contributo, permettete a questo progetto di esistere e a questi ragazzi di scegliere per la propria vita e di non essere schiacciati dalla vita di strada.

Sabina