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Notizie dal Perú

Notizie da Lima | mercoledì 1 Aprile 2020 20:50

Lima-Verona, 31 marzo 2020 

Carissimi amici,
Come state in questo tempo speciale che stiamo vivendo qui e in tutto il mondo? Spero davvero bene e il più possibile sereni. Abbiamo aspettato a scrivere perché sapevamo che gli animi erano pieni di tante emozioni, non facili da gestire. Adesso però che siamo tutti più consapevoli di essere uniti ad ogni essere umano e creatura vivente di questa nostra Terra, è bello ritrovarsi e alimentare, con parole e sentimenti, il legame di affetto e amicizia profonda che ci lega al Perù, ai ragazzi e agli operatori del nostro progetto di Lima. Anche là stanno succedendo tante cose. 

Dal 16 marzo sono attive in Perù le stesse misure di contenimento del virus attuate qui in Italia, con coprifuoco totale in capitale dalle 8 di sera alle 5 di mattina. Ciò ha avuto forti conseguenze sui beneficiari ed operatori del progetto. Abbiamo iniziato subito a ricevere richieste di aiuto sia dai ragazzi che si trovano in strada sia dalle famiglie più povere: dove andare a stare se non hai una casa e la polizia ti manda via da ogni piazza e rotonda dove almeno dormivi? Come sfamare la famiglia se lavoravi fino al giorno prima in strada, vendendo caramelle o pulendo i vetri delle macchine? Grande è stata la preoccupazione del nostro fondatore peruviano Martin per queste persone, in carne ed ossa, che a noi ricorrevano. Abbiamo subito deciso come Sinergia di istituire forme straordinarie di AIUTI ALIMENTARI, che vengono distribuiti da Martin con il nostro pulmino (vedi foto). Abbiamo deciso di AUMENTARE IL NUMERO DI RAGAZZI OSPITATI nella STRUTTURA di ACCOGLIENZA, con tutte le problematiche connesse soprattutto allo stato di salute dei nuovi arrivati: tutti i centri medici di zona sono chiusi, impossibile ricorrere a medici privati, quindi l’unico modo per sottoporli ad un check-up medico è stato fare pressione sul Ministero degli Affari Sociali e sulla Vice-Ministra affinché si incaricassero loro di tale responsabilità. Alla fine lo hanno fatto con la condizione però che i minori venissero poi inseriti nelle strutture pubbliche. Noi abbiamo acconsentito, per non entrare in uno scontro poco opportuno con le istituzioni, ma non siamo stati d’accordo che i ragazzi non abbiano potuto decidere dove stare né salutare Martin che si era preso cura di loro dalla strada alla nostra casa-famiglia, fino al Ministero. L’importante comunque è che lo stato abbia capito la necessitò di farsi carico di chi in questa emergenza non ha casa né nessuna risorsa economica per mangiare e curarsi. 

Abbiamo dovuto riorganizzare attività, presenza ed orari degli operatori del nostro progetto: sono stati sospesi, per prevenire eventuale contagio di ragazzi e insegnanti, tutti i laboratori interni (musica, ceramica e recupero scolastico); abbiamo lasciato a casa cuoca, psicologa e assistente sociale per pregresse problematiche di salute o per la difficoltà ad arrivare sul poto di lavoro coi mezzi pubblici. Martin si è trasferito a vivere in casa-famiglia già dal 17 marzo, per timore di non riuscire a spostarsi verso la nostra struttura e per dare supporto agli educatori visto l’aumentato numero di ragazzi che vi hanno vissuto per alcuni giorni. Sono tornati a vivere con noi Renè e Romel, i due ragazzi maggiorenni che hanno fatto uno stupendo percorso di recupero sociale negli anni scorsi all’interno della casa-famiglia, e che stavano entrambi vivendo in modo autonomo nelle vicinanze della casa-famiglia: il divieto di transito impedisce a Romel di lavorare come musico sugli autobus, come ha sempre fatto, la chiusura delle scuole gli impedisce inoltre di proseguire con il corso biennale di meccanica che aveva appena iniziato in un ottimo istituto professionale, cosa di cui era felicissimo e noi super orgogliosi; la chiusura della fabbrica dove Renè stava lavorando da circa un mese gli impedisce di avere il denaro per l’affitto e il cibo. Quindi ad entrambi abbiamo proposto di tornare momentaneamente a vivere in casa-famiglia per avere cibo e alloggio garantiti, non esporsi a troppi contatti esterni ed evitare di andare e venire esponendo gli altri minori. Capite cosa vuol dire che Sinergia rimane un punto di riferimento anche per chi ha già finito il percorso di recupero e reinserimento sociale? Vuol dire essere una famiglia, e poter dire ai tuoi figli di tornare quando vogliono, soprattutto quando sono in difficoltà. Non sapete quanto Renè e Romel ci siano grati: ci considerano davvero la loro famiglia. Entrambi sono orfani. Entrambi sono arrivati già adulti nel nostro progetto, considerati dalle statistiche degli “irrecuperabili”. Sono invece degli splendidi 28enni, risbocciati in tutto il loro splendore, con sogni e progetti per il loro futuro. Che meraviglia! Miracoli possibili solo se si crede nell’essere umano e nell’incorruttibilità della sua anima che resiste ad ogni difficoltà e bruttura. 

Infine, ma è forse la cosa più importante, Sinergia Por La Infancia tramite Martin e la sua compagna Sara, che gestisce la pagina facebook che vi invito a visitare, stanno facendo tante AZIONI DI PRESSIONE POLITICA sul governo e sugli enti preposti alla cura sociale delle fasce deboli per denunciare lesione di diritti (come quello gravissimo di ieri, quando un ragazzo è stato preso coi gas lacrimogeni dalla polizia perché in strada, in violazione alle norme di contenimento del virus, picchiato, costretto a pulire i bagni del commissariato e rilasciato solo quando Martin è andato in sua difesa) o mancata attenzione a chi non ha davvero i mezzo per poter rispettare le norme di sicurezza scattate dal 16 marzo: dove andranno a stare i senzatetto che in una città come Lima sono tantissimi? Cosa mangeranno i poveri se non ci saranno distribuzioni di alimenti massivi? Qualcosa si sta muovendo, sembra che il Ministero degli Affari Sociali apra una struttura di accoglienza temporanea per i ragazzi non accompagnati. Speriamo poi diventi stabile. 

Vi invito a guardare le pagine facebook di Sinergia e Sinergia Por La Infancia dove stiamo postando varie notizie. Siamo uniti. Siamo uno. 

Vi auguriamo di stare bene con tutto il cuore. Grazie per essere con noi anche ora. 

Auguri di Buon Natale

Notizie da Lima | venerdì 20 Dicembre 2019 07:23

Natale 2019

Carissimi amici,

un grandissimo GRAZIE da tutti i nostri ragazzi ed operatori peruviani per l’aiuto che anche nel 2019 avete dato loro con generosità. Che l’augurio più bello e vero per questo Natale vi arrivi dai sorrisi dei nostri ragazzi, in particolare da quello di Julian (nella foto a sinistra), ultimo entrato nella casa-famiglia.

Julian (12 anni) è arrivato nella nostra casa un mese fa, su richiesta di uno zio che ci conosceva per aver vissuto qualche settimana con noi nel passato. Lo zio ha chiamato Martin preoccupato per il nipote Julian che ha cominciato a sniffare colla da scarpe, fermandosi più tempo in strada, dopo la morte del padre. Tutta la famiglia di Julian, anche la mamma, ha esperienze di vita in strada e di carenze. L’evento che più ha influito però sul percorso in strada di Julian è stata appunto la morte del padre, avvenuta alcuni anni fa. Non si trova bene con il nuovo compagno della madre, anzi sente una gelosia profonda per lui, come se questi gli togliesse l’affetto e l’attenzione materni. Del resto è il figlio minore di vari fratelli più grandi. Ha un leggero ritardo che si manifesta nel suo comportamento, piange e reagisce spesso come un bambino più piccolo della sua età, e nelle difficoltà a scuola, non sa nè leggere nè scrivere.

É stato accolto molto bene dagli altri ragazzi della casa-famiglia che sono tutti più grandi. Sono pazienti con lui anche quando si arrabbia e piange. Hanno capito che dentro è più piccolo della sua età. Julian si sta ancora adattando ai ritmi della casa-famiglia ma ha già trovato stimolanti alcune attività da noi propostegli come il laboratorio di ceramica e oggettistica. La madre sta venendo a visitarlo ma si vede chiaramente che fa fatica a rapportarsi con lui (anche lei ha vissuto in strada quando era piccola). La persona che più capisce e potrà sostenere Julian nel suo percorso di recupero è una vicina di casa della madre che conosce da tempo il ragazzino ed è già venuta a trovarlo più volte. Dimostra di saperlo comprendere e dialoga facilmente con lui.

Includiamo Julian nelle nostre preghiere di questo Natale affinchè possa trovare la forza interiore e possa ricevere l’adeguato sostegno per uscire dai pericoli della strada.

Grazie ancora, cari amici, per aver compreso che i nostri ragazzi, sia in strada che nella casa-famiglia, hanno bisogno di persone che credono in loro, nella loro capacità di cambiare e trovare nuove strade di vita e speranza. Una opportunità per una vita migliore di quella che hanno vissuto finora. Grazie per rendere possibile che il nostro progetto peruviano continui ad offrire ad ognuno di loro nuove strade di speranza.

Possa questo Natale inondare i vostri cuori dell’amore più grande e più puro verso il prossimo e verso chi, anche se lontano, è unito a noi nella fratellanza universale delle nostre anime.

Alessandra e Sinergia tutta

DALLA STRADA ALLA CASA-FAMIGLIA

Notizie da Lima | venerdì 13 Settembre 2019 08:03

È stato molto interessante osservare la metodologia che segue Martin, il nostro educatore di strada, per favorire la decisione dei ragazzi di lasciare la strada e venire a vivere nella casa-famiglia. Martin gira per i posti più frequentati della città dai ragazzi di strada: li trova, si presenta e li conosce. In queste occasioni chiede loro come stanno e organizza delle brevi attività come la realizzazione di braccialetti oppure delle partite di calcio. Si preoccupa molto della loro salute e porta con sé il necessario per disinfettarli se hanno delle ferite. Accade spesso che i ragazzi che vivono in strada contraggano malattie della pelle per la sporcizia in cui vivono. È dolce vedere come Martin si prende cura di loro. È attento a tutto. Ad esempio un giorno ha chiesto ad una ragazzina in modo scherzoso come mai fosse ingrassata. Subito ho pensato che non fosse una domanda carina da fare, poi ho capito che era preoccupato che lei fosse incinta. È da piccole domande come questa, fatte con delicatezza, che si vede proprio come mette a loro agio i ragazzi. È un’indagine velata. Si ricorda tutti i loro nomi. Quando in questi incontri informali incontra qualche ragazzo che desidera entrare in casa-famiglia, gli lascia il suo contatto e gli dice di scrivergli o chiamarlo nei giorni successivi per fissare una “riunione”. Questo termine i ragazzi lo hanno interiorizzato molto bene e sanno che prima di entrare in casetta devono farne 3. Nella prima riunione Martin fa alcune domande per conoscere meglio il ragazzo e la sua storia. Gli chiede se è in contatto con la famiglia, fino a che anno ha frequentato la scuola, se assume droghe, da quanto tempo vive in strada, se ha una fidanzata, perché vuole venire in casetta, se è già stato in altri istituti, tuttte domande che fanno parlare il ragazzo di sé. Le riunioni non vengono fissate subito perché Martin cerca di dare ai ragazzi la responsabilità di richiamarlo nei giorni successivi, per vedere anche se sono davvero motivati e interessati a cambiare modo di vivere. Quando un ragazzo fissa un appuntamento e lo rispetta è già una grande conquista. Spesso infatti si dimenticano e non vengono perchè sono sotto l’effetto della colla, oppure non hanno messo da parte i soldi per il bus da prendere per arrivare al luogo dell’appuntamento. Se non si presentano, ciò non significa che perdono la loro possibilità di entrare in casetta, ma che la posticipano perché slitta la riunione fino a che il ragazzo ce la mette tutta per essere presente. La seconda riunione è più strutturata. Martin mostra delle immagini di scarpe diverse e chiede al ragazzo quella che gli piace di più: cosa gli piace o non gli piace di quella che ha scelto e cosa di quelle che non ha scelto. Passa poi ad una valutazione degli aspetti positivi e negativi del rimanere in strada e dell’entrare in casa-famiglia. Per farlo utilizza un foglio con una bilancia sulla quale scrivere queste riflessioni. Alla fine lo fa riflettere sul fatto che a volte bisogna fare delle scelte. Ritira fuori il foglio delle scarpe e sottolinea ad esempio che non c’è il numero esatto della sua scarpa preferita. In questo modo gli fa capire la differenza tra quello che lui vorrebbe e quello che invece conviene. Il ragazzo vorrebbe la scarpa più bella, ma non gli conviene perché è un numero troppo piccolo o grande per lui. Allo stesso modo lo fa riflettere sul fatto che anche nella vita reale succede così, a volte le cose che ci piacciono di più non ci convengono, come continuare a stare in strada. Al terzo incontro il ragazzo viene invitato a visitare la casetta. Anche qui il ragazzo viene responsabilizzato a contattare Martin per raggiungerla. In questa occasione conosce la struttura, i compagni, le figure adulte presenti e gli vengono spiegate regole e funzionamento della casa. Se il ragazzo, dopo queste tre riunioni, è ancora motivato ad entrare in casetta viene accolto a braccia aperte, come un figlio atteso da un lungo viaggio. 

Partecipare a queste riunioni è stato per me una rivelazione perché ho capito quanto sia difficile per Martin far aspettare quei ragazzi. I loro visi e la loro voce inteneriscono perché la loro è una richiesta d’aiuto costante: “Quando posso venire in casetta? Tra quanto vengo in casetta? Mi porti in casetta?”. Purtroppo però è un’attesa necessaria perché permette la buona riuscita dell’inserimento nel progetto. Far entrare subito ogni ragazzino che si incontra per strada sarebbe ingiusto sia per lui, perché non capirebbe la vera importanza di quello che gli viene offerto, sia per gli altri ragazzi già presenti in casa, perché continuerebbero a vedere ragazzi che entrano ed escono. Devo dire che ritengo questo approccio molto valido e ho avuto la fortuna di osservare la competenza che Martin mette in questo delicato percorso.

Grazie, Martin, per essere una figura così importante per questi ragazzi e grazie anche a tutti gli educatori, alla psicologa e all’assistente sociale che lavorano in casetta e che, dopo l’ingresso dei ragazzi nella nostra struttura, li seguono e sono per loro punti di riferimento come dei genitori.

Grazie anche a tutti voi che, dando il vostro contributo, permettete a questo progetto di esistere e a questi ragazzi di scegliere per la propria vita e di non essere schiacciati dalla vita di strada.

Sabina

CAMBIARE LE POLITICHE PER I MINORI di STRADA

Notizie da Lima | venerdì 16 Agosto 2019 01:19

Lima, 17 agosto 2019

Sinergia Por La Infancia da sempre si impegna a sensibilizzare lo Stato e gli enti pubblici che si occupano di minori perchè applichino le leggi già in vigore e aiutino veramente i bambini e ragazzi in difficoltà, come quelli di strada.

Nel 2017 e 2018 abbiamo presentato oltre 100 lettere di denuncia di violazione dei diritti dei minori nei Preventivos de Menores, centri di prima accoglienza per i minori non accompagnati. Qui i bambini avrebbero dovuto restare al massimo 72 ore, ma vi rimanevano anche dei mesi, chiusi dietro le sbarre, mal alimentati, a volte maltrattati, senza attività e cure mediche adeguate.

Finalmente l’anno scorso la pressione da noi esercitata ha portato frutti. A marzo 2018 è stato approvato un nuovo regolamento che ha abolito i Preventivos de Menores e istituito nuovi Centri di Accoglienza Temporanea d’Emergenza, migliori rispetto ai primi, soprattuto perchè gestiti dai servizi sociali, con educatori, e non dalla polizia.

Il problema però continua ad essere che non ci sono sufficienti strutture per accogliere tutti i minori in situazione di disagio e non ne esiste nessuna specifica per bambini e ragazzi di strada. Qualche mese fa, Sinergia Por La Infancia ha denunciato, assieme al Ministero Pubblico di Chorrillos, la UPE (Unidad de Protecciòn Especial), area incaricata della derivazione di minori a centri di accoglienza o del reinserimento in famiglia, per aver inviato vari minorenni in un centro per adulti, dove hanno subito abusi e maltrattamenti, in quanto non avevano a disposizione altri centri per minori in cui mandarli. La notizia ha fatto scalpore anche su giornali e televisione. La pressione dei mass-media ha spinto la Vice-ministra da cui dipende la UPE a istituire il primo Centro di Accoglienza specifico per ragazzi di strada che abbiamo visitato pochi giorni fa con Martin. La Vice-ministra è ora in contatto diretto con noi per dare una soluzione più rapida a casi di ragazzi che rischiano di essere inviati in centri non adatti: la contattiamo, la informiamo direttamente sul ragazzo e sulla sua situazione e lei direttamente si dà da fare affinchè la Unidad de Protecciòn Especial trovi un posto in un centro per minori.

Sinergia Por La Infancia sta provando a presentare in questi giorni alla Commissione Parlamentare per l’Infanzia un documento di denuncia che è stato scritto e firmato da vari Ministeri Pubblici della zona sud di Lima, che sono i giudici direttamente preposti a stabilire il destino dei minori non accompagnati. In questo documento si denuncia la mancata applicazione della legge che prevede per i minori in situazioni di disagio una serie di interventi che non vengono applicati per mancanza di personale e di strutture adeguate. Se Martin riuscisse a presentare il documento alla Commissione ci sarebbero maggiori possibilità che vengano destinati più fondi all’infanzia emarginata come i nostri ragazzi. Non è facile, ma Martin non si scoraggia e la collaborazione con il giudice di Chorrillos è molto efficace.

Crediamo sia importante continuare sia ad aiutare direttamenti i ragazzi di strada sia a sensibilizzare lo Stato a migliorare davvero le politiche per questa infanzia emarginata, quasi completamente sconosciuta e dimenticata.

Grazie per permetterci di farlo.

Alessandra                                                                                                                

EMOZIONI DALLA CASA-FAMIGLIA

Notizie da Lima | domenica 11 Agosto 2019 07:22

Volete aiutare i nostri ragazzi peruviani?

Ricordate che potete farlo donando sui nostri c/c bancario e postale:

  • Unicredit Banca Ag. Verona Fiera – IT18D0200811796000040086631
  • Con bollettino postale – IT38J0760111700001022098253

Anche una piccola donazione è preziosa per garantire diritti e benessere ai ragazzi che aiutiamo nel progetto e di cui vi racconta la nostra volontaria Sabina qui sotto.

EMOZIONI DALLA CASA-FAMIGLIA

Il tragitto per arrivare a Pachacamac dove si trova la casetta é stato un po’ travagliato, le strade sono veramente difficili da percorrere, sia per il traffico che per le condizioni in cui sono. Il paesaggio é cambiato molto allontanandosi dalla cittá, palazzoni e asfalto hanno lasciato spazio a colline di terra senza erba e alberi ricoperte in certe zone da case di mattoni, lamiere, tende, colorate e accatastate.

Appena varcato il cancello con il pulmino i ragazzi ci sono venuti incontro correndo e chiamando Martin. Ci stavano aspettando giocando a calcio nel giardino. Finite le presentazioni i tre piú piccoli (JEREMIAS, CESAR, JUAN PEDRO) mi hanno accompagnata a vedere la camera che avevano preparato per me. Sono stati molto dolci. Si sono poi offerti di mostrarmi tutti gli spazi della casetta. Sono riusciti subito a farmi sentire accolta: parlavano piano per farsi capire, mi donavano sorrisi sinceri e sguardi attenti per farmi sentire come a casa. Sembrano piú piccoli dell’etá che hanno. Jeremias ad esempio, che ha 14 anni, sembra ne abbia 10. Mangiano moltissimo, probabilmente per recuperare. Sono pieni di energia e curiosità, fanno un sacco di domande sull’Italia. Sono molto affettuosi e cercano il contatto fisico continuamente. Tanti infatti non hanno ricevuto molte coccole essendo andati a vivere in strada da soli fin da piccoli. Per anni nessuno si é preso cura di loro e da soli hanno dovuto affrontare situazioni difficili e pericolose.

Passo molto tempo a giocare e conversare (a mio modo) con loro. A loro piace soprattutto giocare a calcio e fare braccialetti di lana o nylon. Sono molto abili e creano dei veri capolavori anche a maglia e con l’argilla, grazie alla professoressa di ceramica. Sono sorprendenti a giocare con le trottole. Amano la musica: sanno suonare il flauto di pan e il cajón grazie alle lezioni del professore di musica. A turno giocano anche con la playstation e hanno una palestra casereccia per allenarsi. Tre volte alla settimana hanno il recupero scolastico con una professoressa che viene alla casetta. Le loro giornate passano svolgendo queste attivitá oltre ad adempiere alle loro responsabilitá che consistono nel pulire la casa, prendersi cura del nostro cane e gatto, curare l’orto e lavare i vestiti. Qui il tempo é dilatato. Ci sono molti tempi morti che io personalmente adoro perché mi permettono di instaurare una migliore relazione con loro. La vita in casetta gli permette di sperimentare come si vive in una famiglia. Alcuni ragazzi frequentano la scuola, altri invece sono appena arrivati e sono ancora nella fase iniziale del percorso, quello dell’accoglienza. Il loro percorso infatti si divide in fasi che richiedono sempre più responsabilità fino ad  arrivare all’autonomia completa.

Gli educatori della casa sono molto bravi nel dare piccoli obiettivi ai ragazzi perché sanno quanto costa loro rispettare certe regole o adeguarsi alla convivenza. Dico che è come una famiglia perché, come dei genitori, gli adulti della casa cercano di educare i ragazzi e li stimolano a diventare autonomi anche nel controllo delle frustrazioni, nella risoluzione dei conflitti, nell’autocritica costruttiva.

“Miglioramento” è una parola che viene spesso usata e fa parte di un tipo di visione dell’educazione in positivo. Essendo anch’io educatrice riconosco che il team di adulti che lavorano nella casa famiglia si stanno impegnando molto ad educare questi ragazzi valorizzando più i loro punti di forza che i difetti. Non è semplice, perché comunque parliamo di ragazzi che hanno vissuto in strada, che vedevano la figura adulta come un nemico, che consideravano le regole come imposizioni. Nella nostra casa-famiglia si sta veramente cercando di farli tornare ragazzi, di farli sentire al sicuro in modo che non debbano essere sempre sulla difensiva e che si sentano amati.

Più di un ragazzo ha commentato che, a differenza di altre case-famiglia, in questa si sentono liberi perché la porta del cancello è aperta. Ciò significa che non sono prigionieri, che non sono costretti a stare qui, che nessuno li obbliga a non tornare in strada. È una loro scelta. Per arrivare a questa scelta c’è un percorso specifico. Non si portano in casa tutti i ragazzi che si incontrano per strada, ma si fa un percorso in cui il ragazzo diventa sempre più consapevole e determinato a cambiare la propria vita. Perché si tratta di questo: dare la possibilità ad un ragazzo, a cui nessuno ha dato l’occasione, di fare quel salto di qualità che tanti sperano di fare. Crescere in una famiglia povera, con problemi di alcool, droga, maltrattamenti o che sfrutta i figli fin da piccoli per mendicare,  non crea certo la giusta base per far crescere un bambino felice, sano ed equilibrato. Non c’è quindi da meravigliarsi nel vedere che quel bambino al più presto cerca di scappare e comincia a rubare, fare lavoretti per avere la pancia piena e sniffare la colla da scarpe, la droga più economica che può trovare. Come dice il nostro volantino “La vita è una strada, ma la strada non è vita”.

Non è vita dormire per terra, nell’erba di una rotonda in mezzo ad una tangenziale, raggomitolato in una coperta sporca, umida e puzzolente per non sentire il freddo. Non è vita vivere in una gang di ragazzini che al primo litigio ti accoltellano o ti lanciano sassi perché sono arrabbiati col mondo o con loro stessi e sono talmente fatti che non sanno neanche quello che fanno. Non è vita essere sbattuti da un carcere minorile all’altro senza avere la possibilità di essere educati e reinseriti nella società. Non è la vita che vorremmo per i nostri figli e non è la vita che vorrebbero loro.

Ora sono qui per conoscere meglio il progetto e mi rendo conto della sua complessità e globalità. Nell’area dell’accoglienza residenziale ho potuto constatare la professionalità e l’affetto con cui vengono curati i ragazzi, in ogni loro dimensione (psicologica, sanitaria, cognitiva, affettiva, familiare). Nell’area della strada non si va solo a trovare i ragazzi che ci sono nelle varie zone della città, ma si cerca di aiutarli concretamente: per esempio a rifarsi la carta d’identitá, a curarsi negli ospedali, a riallacciare i legami con la famiglia, aiutando anche la famiglia stessa, soprattutto se ci sono fratelli o sorelle coinvolti. La prevenzione è molto importante: nel progetto esiste un’area apposita che ha come obiettivo evitare la dispersione scolastica, la malnutrizione e la vita in strada di una ventina  di bambini e ragazzi. Sono molto orgogliosa di far parte di questa associazione perché credo veramente che le persone che ne fanno parte ci mettano anima e cuore oltre a professionalità e competenza. Grazie a chi ci sostiene e rende possibile tutto questo.

Un abbraccio,

Sabina                                                                                                                                    Lima, 10 agosto 2019

RITORNO A CASA

Notizie da Lima | sabato 3 Agosto 2019 17:03

Lima, 28 luglio 2019R

Carissimi amici,

Ricordate Angel che è arrivato a Lima da Huancayo insieme ad un amico e che ci ha chiesto di aiutarlo a tornare a casa? Così abbiamo fatto due giorni dopo. La sua storia è intensa e commovente. Ce l’ha raccontata sul pulmino e durante il pranzo prima di salire sull’autobus che lo ha riportato a casa. Un regalo che abbiamo accolto con gratitudine e che rafforza l’impegno in noi di continuare ad aiutare queste meravigliose creature.

15 anni. Abbandonato dal padre quando era piccolo. Vive con i fratelli e la madre che ha una forte dipendenza dall’alcool, motivo per cui le è stata tolta la custodia di Angel. Lui era già venuto a Lima da piccolo, insieme a dei compaesani, durante le vancanze scolastiche per lavorare in calzaturifici informali. La seconda volta che la madre lo ha mandato a Lima è stato maltrattato ed è scappato. Si è così perso per le strade di Lima. Raccolto dalla polizia è stato affidato ad un istituto privato per minori qui a Lima. Poi lo hanno trasferito in un altro centro nella sua città, Huancayo. Lui avrebbe voluto tornare con la madre, ma nessuno lo ha ascoltato. Il problema è l’alcolismo della madre. Ma lui le vuole molto bene e l’ha sempre aiutata. Sull’autobus ci racconta: ”Anche quando tornava ubriaca, non si dimenticava mai di mettere da parte dei soldi per la nostra cena”. Così ha pianificato per mesi la fuga dal centro di Huancayo, decidendo di aspettare dicembre dell’anno scorso per attuarla, per finire l’anno scolastico. A dicembre è scappato e tornato a casa dalla madre. Poi a marzo di quest’anno ha seguito un amico a Lima. L’idea era di venire poche settimane per lavorare, mettere da parte dei soldi e tornare a Huancayo. Invece l’amico non si è mai deciso al ritorno. Lui ha tentato da solo, ma non conosce la città di Lima, che è enorme, così non è riuscito ad arrivare al terminal degli autobus dove noi lo abbiamo imbarcato. Inoltre c’era la difficoltà di mettere insieme i soldi, che se ne andavano in cibo e colla da sniffare. Come quasi sempre succede, stando nel gruppo ha iniziato a sniffare colla. Angel parla molto di lui. É un ragazzo sveglio, intelligente, consapevole delle difficoltà familiari e con progetti chiari per il suo futuro. L’obiettivo più importante per lui è continuare a studiare. Vuole diventare psicologo per aiutare i giovani in difficoltà. Il problema è che tutti i suoi documenti sono nei due istituti per minori in cui è stato. Martin gli ha promesso che lo aiuteremo a recuperarli e ad iscriversi di nuovo a scuola. Il problema di farlo viaggiare sono i documenti: un minorenne non potrebbe viaggiare da solo, in più senza carta d’identità. Martin riesce a trovare un autista sensibile che lo spaccerà per suo nipote se ce ne fosse bisogno. Il pranzo è stato bellissimo: Angel ci ha chiesto tante cose dell’Italia e io e Sabina abbiamo anche cantato delle canzoni di Vasco per rallegrare l’atmosfera. Momenti preziosi e bellissimi, in cui persone sconosciute e diverse si ritrovano come anime gemelle, annullando ogni distanza. Io e Sabina quando lo abbiamo salutato ci siamo sentite come madri che lasciavano un figlio.

Prima di dormire abbiamo pregato per lui, perchè arrivasse sano e salvo di nuovo a casa. Il mattino dopo Martin ha ricevuto la chiamata da Angel e da sua madre. É arrivato alle una di notte e ha dovuto dormire per strada per mancanza di mezzi di trasporto che lo portassero a casa, ma la mattina dopo è riuscito a concludere il suo viaggio.

Ora Martin è in contatto con la madre e i fratelli e il nostro aiuto continuerà a distanza, per lo studio e per la gestione dei legami familiari. Forse con questo intervento di prevenzione abbiamo evitato che ci sia un ragazzo in più perso nelle strade di Lima. Questo basta a rendere prezioso il nostro progetto.

Grazie a tutti per continuare a sostenerlo con la vostra amicizia e le vostre donazioni.

Alessandra, Sabina, Martin e Angel

Buona Pasqua da Sinergia

Notizie da Lima | venerdì 19 Aprile 2019 17:31

Pasqua 2019

Carissimi amici,

Tantissimi auguri di Buona Pasqua dai nostri ragazzi del Perù, dagli operatori e dai volontari di Sinergia. La luce dello spirito pasquale, che è rinascita e speranza, si riflette nei volti e nelle storie dei nostri ragazzi, come  Carlos (16). Ricorderete che nei mesi scorsi ha passato un momento difficile: è finito nel carcere minorile per essere stato coinvolto in un furto da altri ragazzi e ha rischiato 4 anni e 8 mesi di reclusione. Il nostro progetto lo ha seguito con tanta attenzione attraverso Martin, educatore di strada. Martin, dopo un lungo e faticoso iter, ha sensibilizzato il giudice sul fatto che Carlos soffre fin da piccolo di un ritardo mentale che gli ha impedito di spiegare bene come sono andati i fatti. La pena è stata così più leggera: pochi mesi. A giugno Carlos uscirà dal carcere minorile e probabilmente tornerà a vivere nella nostra casa-famiglia, secondo il consiglio del giudice. Anche quando i ragazzi vivono situazioni difficili al di fuori della nostra struttura, noi siamo al loro fianco: non li abbandoniamo.

Altre storie di speranza arrivano da Renè, Romel e Denis, 3 ragazzi maggiorenni che aiutiamo in modo diverso perchè si costruiscano un futuro migliore. Renè (26) è con noi dall’anno scorso per gravi motivi di salute: sta molto meglio, ora riesce a camminare, ha recuperato vista e udito e continua le terapie fisiche per guarire al meglio. Ha tanto desiderio di riprendere gli studi (vorrebbe diventare cuoco) ma nel frattempo aiuta in casa-famiglia gli educatori e vende dolci, che lui stesso prepara, nella piazza del paese. Romel (24) vive vicino alla nostra casa-famiglia, dove viene spesso a mangiare e a stare in compagnia, lavora come musicante in strada, ma da due anni ha ripreso gli studi, dopo essere stato da noi per una grave malattia da elicobattero, e ora ha terminato le scuole medie e inizierà una scuola di meccanica. Denis (18) vive da due mesi e mezzo nella casa-famiglia dove è arrivato per una tubercolosi. Sta meglio ma la cura è ancora lunga. Aveva già vissuto con noi per qualche mese quando aveva 14 anni. I legami che costruiamo con i ragazzi sono forti e anche a distanza di tempo possono diventare motivo per chiedere aiuto e intraprendere nuove strade di vita. Noi siamo al loro fianco sempre. In casa-famiglia continuano il loro bel percorso di crescita e rinnovamento anche Brandon e Julio impegnati seriamente nello studio. Cesar è tornato a vivere con noi su sua richiesta, dopo aver provato a stare in famiglia. Luis Enrique vive con noi da poche settimane.

Ognuno di loro vi abbraccia, vi ringrazia e vi augura di cuore una buona Pasqua di resurrezione.

Alessandra e volontari tutti di Sinergia Onlus

BUONA FESTA DELL’AMICIZIA A TUTTI

Notizie da Lima | giovedì 14 Febbraio 2019 06:57

I peruviani il 14 febbraio festeggiano sia gli innamorati che gli amici. Tanti auguri allora a tutti voi, che vi sentiamo amici nostri e dei ragazzi in Perù. Grazie anche a Martin, il fondatore del progetto in Perù, senza il quale il nostro progetto per ragazzi di strada non sarebbe nato né continuerebbe con tanta cura. Siamo al tuo fianco ogni istante in cui dai te stesso per aiutare uno dei nostri ragazzi. Le tue mani sono le nostre mani. Sempre.

Giovedì scorso hai aiutato con amore i nostri amici Carlos, nel carcere per minori, e Pablo (lo chiameremo così), ormai in fin di vita in un parco pubblico (vedi foto in ospedale). Pablo, un ragazzo già adulto, era steso a terra, privo di conoscenza, scheletrico, in un parco vicino al tribunale. Martin lo ha visto per caso. Ha una tubercolosi grave. La foto è davvero toccante: la pelle incollata alle ossa e quel suo sguardo spaventato. Come è possibile che nel 2019 un uomo possa morire in un parco pubblico di tubercolosi? Caro Martin, grazie per esserti preso cura con amore di lui. Noi eravamo lì con te e ora siamo vicini a Pablo in ospedale. Speriamo possa guarire e, grazie al tuo/nostro aiuto, sentirsi amato, non più solo. Sinergia è al fianco di chi, come Pablo, è solo e abbandonato. Vogliamo dare speranza a chi, come Pablo, non ne ha più. Continua >

Auguri di Buone Feste dal Perú

Notizie da Lima | giovedì 20 Dicembre 2018 07:09

Natale 2018

Carissimi amici,

dai nostri ragazzi ed operatori peruviani un grande GRAZIE per averli sostenuti anche quest’anno con il vostro aiuto e affetto!

Grazie a voi abbiamo potuto continuare ad offrire loro tutto ciò di cui hanno bisogno per crescere serenamente e sviluppare le loro tante capacità, in un ambiente sereno e amorevole.

Julio continua a studiare con grande impegno, frequenta una scuola-calcio esterna e sente regolarmente la famiglia che vive in un’altra città del Perù e che andrà a trovare durante le vacanze estive di gennaio e febbraio.

Fran sta per finire la seconda media, è in piena adolescenza e gli operatori lo aiutano a mantenere la concentrazione nello studio e a ricordarsi gli obiettivi che si è posto per il suo futuro. Continua >

LA STORIA DI CARLOS

Notizie da Lima | mercoledì 10 Ottobre 2018 06:13

Verona, 09 ottobre 2018

Il primo ragazzo che mi ha accolto a luglio nella casa-famiglia è stato Carlos (vedi foto: con me e la famiglia). Mi ha squadrato intensamente da capo a piedi. Mi sentivo messa a nudo. Poi ho saputo che ha un leggero ritardo mentale e a volte si comporta in questo modo. Sono bastati pochi giorni e qualche momento di gioco condiviso per diventare buoni amici. La magia dei rapporti che ogni anno si creano tra volontari e ragazzi quando li visitiamo!

Carlos (16) è arrivato nella nostra casa-famiglia a giugno, su segnalazione del Ministero. Ha una storia molto difficile, come quasi tutti i ragazzi che aiutiamo. Innanzitutto è frutto di una violenza subita dalla madre, in giovane età, dal suo compagno. Il padre avrebbe voluto che lei abortisse. La difficile situazione familiare è stata probabilmente la causa della sua irrequietezza e difficoltà di apprendimento a scuola, segnalata già a 8 anni dalle maestre che lo hanno mandato da uno psichiatra. La diagnosi è stata quella di un leggero ritardo mentale con tratti di iperattività. Da allora è stato costantemente sotto psicofarmaci, senza però grandi miglioramenti. Continua >

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