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LA STORIA DI CARLOS

Notizie da Lima | mercoledì 10 ottobre 2018 06:13

Verona, 09 ottobre 2018

Il primo ragazzo che mi ha accolto a luglio nella casa-famiglia è stato Carlos (vedi foto: con me e la famiglia). Mi ha squadrato intensamente da capo a piedi. Mi sentivo messa a nudo. Poi ho saputo che ha un leggero ritardo mentale e a volte si comporta in questo modo. Sono bastati pochi giorni e qualche momento di gioco condiviso per diventare buoni amici. La magia dei rapporti che ogni anno si creano tra volontari e ragazzi quando li visitiamo!

Carlos (16) è arrivato nella nostra casa-famiglia a giugno, su segnalazione del Ministero. Ha una storia molto difficile, come quasi tutti i ragazzi che aiutiamo. Innanzitutto è frutto di una violenza subita dalla madre, in giovane età, dal suo compagno. Il padre avrebbe voluto che lei abortisse. La difficile situazione familiare è stata probabilmente la causa della sua irrequietezza e difficoltà di apprendimento a scuola, segnalata già a 8 anni dalle maestre che lo hanno mandato da uno psichiatra. La diagnosi è stata quella di un leggero ritardo mentale con tratti di iperattività. Da allora è stato costantemente sotto psicofarmaci, senza però grandi miglioramenti. Ha sempre sofferto la mancanza di un nucleo familiare stabile e amorevole, anche se è molto attaccato alla madre, che viene infatti a visitarlo da noi quasi tutte le settimane. Da anni la madre ha un nuovo compagno che non vede di buon occhio Carlos, quindi preferisce venire a visitarlo piuttosto che portarlo a casa. In strada Carlos c’è stato a tratti, facendo anche lui uso di sostanze inalanti, come tutti i ragazzi di strada. È stato in vari istituti, dove permaneva pochi mesi per poi scappare. È sempre stato considerato dalla scuola e dagli istituti di accoglienza come un ragazzo troppo difficile da recuperare. In effetti i suoi vissuti così tristi lo hanno portato ad avere un carattere ribelle e testardo, ma inserito in un ambiente amorevole dove si garantisce una certa libertà di scelta e di espressione ai minori, come è la nostra casa-famiglia, ha iniziato a rifiorire. Gli piace molto qualunque lavoro manuale e partecipa con entusiasmo al laboratorio di oggettistica. Con lo studio fa più fatica, ma sta recuperando con la nostra insegnante di sostegno interna. Molto emozionante è stata la festa per il suo passaggio dalla fase della “prima accoglienza” alla fase del “risveglio”: eravamo tutti in cerchio attorno a lui per celebrare la sua perseveranza nel percorso di recupero all’interno della nostra casa-famiglia! La madre gli ha detto parole commoventi che si sono concluse in un caldo abbraccio fra le lacrime. Noi gli abbiamo consegnato un diploma, firmato da tutti gli operatori, in ricordo di questo suo primo traguardo. È così importante rafforzare l’autostima dei nostri ragazzi, evidenziando i piccoli successi che ottengono sia nella vita quotidiana della casetta che nelle attività esterne, come la scuola e lo sport. Recuperano così fiducia in se stessi e aumentano le probabilità di non tornare in strada. Forza Carlos! Siamo tutti con te!

Alessandra