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LA FORZA DEI LEGAMI E…DI UN ABBRACCIO

Senza categoria | giovedì 2 agosto 2018 06:37

Lima, 1 agosto 2018

«Aspetta che saluto la mia mamma» – dice Carlos a Martin.

La mamma sarei io.

Ieri pomeriggio in una strada desolata del centro, dove incontriamo Carlos (18). È sotto l’effetto della colla da scarpe. Occhi che divagano e movimenti scoordinati. Magrissimo e sporco. Soprattutto le sue mani, coi residui neri del mastice con cui si è drogato da poco. Mi fa una pena tremenda. Lo ricordo sorridente quando è stato nella nostra casa-famiglia. Mi sento impotente. Lo chiamo dalla mia parte del pulmino. Lui un po’ si vergogna ed è pronto a darmi un saluto rapido dal finestrino abbassato. Io invece gli apro la portiera per accoglierlo tra le mie braccia. Mi viene spontaneo. Voglio che senta il calore di un abbraccio vero. Non mi importa se è sporco e puzza. Lo stringo forte, a lungo. Lui appoggia il capo sulla mia spalla e si abbandona. Gli accarezzo la testa, nascosta sotto al cappuccio della felpa. Sento che respira l’affetto che gli sto trasmettendo. Quando alza il capo lo accarezzo su una guancia, guardandolo dritto negli occhi. Allora qualcosa si spezza in lui. Guarda prima Martin poi me: tra le lacrime ci chiede scusa per non aver saputo sfruttare l’opportunità della casa-famiglia. Martin lo rassicura: non c’è nulla di cui si debba scusare. I nostri ragazzi: costretti a sentirsi addirittura in colpa se non riescono a sfuggire alla droga e alla violenza, come se dipendesse solo da loro. Cari ragazzi, così indifesi, così meravigliosi nella loro umanità: capaci di slanci di vita anche se vivono nel fango della disperazione. Li ammiro per la loro forza. Mi sono d’esempio. Mai saprei vivere nelle condizioni di totale emarginazione in cui si trovano tutti i giorni.

Carlos è commosso. Ci saluta con un ultimo sguardo, in silenzio. Io e Martin dallo specchietto retrovisore lo vediamo asciugarsi le lacrime che gli rigano il volto. Il mio cuore è gonfio di tristezza. Vorrei fare di più per lui. Per tutti loro. Almeno non si sentirà completamente solo. Quell’abbraccio, lungo e caldo, non lo dimenticherò mai.

Un solo abbraccio, vero, ha cancellato le distanze, la povertà, l’ingiustizia e ha lasciato affiorare solo la nostra umanità: l’uguaglianza di essere solo creature divine unite dallo stesso spirito di luce. Grazie, Carlos. Ti voglio bene. Sei e sarai sempre uno dei miei figli “adottivi”: sono davvero un po’ la tua mamma. Grazie.