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ATTENZIONE PERSONALIZZATA: QUESTA É LA CHIAVE

Senza categoria | lunedì 23 luglio 2018 04:15

Lima, 21 luglio 2018

 

Lunedí sono arrivata in Perù. Due sono stati i momenti che mi hanno concretamente dimostrato come il nostro progetto riesca davvero a seguire ogni ragazzo in modo individualizzato, tenendo conto delle sue caratteristiche specifiche e del contesto da cui proviene.

Jesùs (13) vive con noi da circa 3 anni, con momenti di crisi ed uscita dalla casa-famiglia, ma anche con grandi progressi rispetto agli inizi. Ha un leggero ritardo ed è stato seguito fin da subito anche da psicologa, psichiatra e logopedista. Il percorso di crescita dei ragazzi non è mai lineare. Martedì scorso Jesùs non è riuscito a controllare la rabbia e, senza motivi gravi, ha picchiato un altro ragazzo della casetta e poi, per la frustrazione, ha cercato di farsi del male. La nostra casa-famiglia ha poche regole, ma molto precise, che servono a garantire una convivenza pacifica e serena a tutti. Una di queste è “non aggredire fisicamente i compagni o se stessi”. Per questo l’équipe degli operatori si è riunita e, dopo attenta valutazione, ha deciso che fosse opportuno mandare a casa per qualche settimana il ragazzo, perché si renda conto che questo tipo di comportamenti non sono accettati dalla nostra casa-famiglia e che deve impegnarsi ancor di più, con il nostro aiuto, a contenersi nei momenti di rabbia. Sono stata molto orgogliosa del modo in cui educatori, assistente sociale e psicologa hanno seguito Jesùs nel processo di temporanea uscita dalla casetta. Hanno convocato la madre e nel frattempo hanno parlato più volte con Jesùs per gestire le sue emozioni: senso di colpa, rabbia, preoccupazione per il futuro. Mercoledì, all’arrivo della madre, tutta l’équipe si è riunita e le ha raccontato i fatti alla presenza di Jesùs. Poi Martin, il coordinatore, gli ha chiarito con parole semplici quali sono le condizioni di questa uscita temporanea dalla casa e del’eventuale rientro. Sarà lui che, quando avrà riflettuto bene su quanto successo e sentirà il desiderio vero di tornare, con il chiaro impegno a gestire meglio la sua aggressività, chiederà alla casa Rayitos de Luz la possibilità di tornare. Poi gli operatori hanno parlato solo con la madre dandole indicazioni precise su come gestire il ragazzo a casa. Finiti i colloqui gli operatori si sono dati da fare con grande rapidità e professionalità per dare a Jesùs e sua madre tutto ciò che potrebbe servire a rendere davvero efficace la pausa di riflessione del minore: la psicologa gli ha stampato gli esercizi di rilassamento che gli ha insegnato a usare nei momenti di rabbia; l’assistente sociale ha preparato e consegnato, con la posologia, le medicine che Jesùs sta assumendo; l’educatore ha fatto firmare alla madre il documento di uscita del minore dalla nostra struttura; il coordinatore ha preparato alla madre una lettera per giustificare il permesso che si è presa al lavoro per poter venire a prendere il figlio. Davvero tutti molto efficienti e precisi, consapevoli della loro funzione e capaci di svolgerla con grande umanità, sempre attenti a sostenere emotivamente madre e figlio per evitare che si sentano giudicati o allontanati in malo modo dalla casa-famiglia. Tutti hanno rivolto parole amorevoli a Jesùs ricordandogli che questa decisione non riduce di una virgola l’affetto che proviamo per lui, che proprio perché gli vogliamo bene abbiamo preso questa decisione di allontanarlo momentaneamente dalla struttura, perché possa tornare più consapevole e rafforzato nelle sue motivazioni a crescere e migliorare. Assistente sociale e psicologa visiteranno regolarmente Jesùs e la madre per monitorare il processo di presa di coscienza e lavorare sulla loro relazione, vista l’assenza ripetuta della madre dal percorso del figlio.

Juan Luis (14) doveva entrare nella nostra casa-famiglia proprio il giorno seguente al mio arrivo: martedì 17 io e Martin avremmo dovuto incontrare questo nuovo ragazzo e la madre per poi portarli con il pulmino alla casetta. Ero emozionata. Come l’anno scorso il mio arrivo sarebbe coinciso con l’ingresso di un nuovo ragazzo. Le cose non sono andate così. Juan Luis non è ancora entrato. Il suo caso però mi ha confermato come ci sia un accompagnamento serio e preciso dei ragazzi dalla strada alla casa di accoglienza. Martin, come educatore di strada, ha riflettuto con lui in tre incontri successivi avvenuti per strada sui pro e i contro dello stare in strada o del cominciare a vivere in una casa-famiglia. Insieme a lui ha discusso gli aspetti positivi e negativi di entrambe le scelte: per esempio “poter studiare” oppure “non poter più vedere gli amici di prima”.  In modo semplice, ma chiaro, i ragazzi come Juan Luis vengono guidati dall’educatore di strada ad una scelta consapevole, secondo il modello del colloquio motivazionale (chi guida non deve dare risposte preconfezionate ma favorire spontaneamente l’emergere delle risposte dall’interessato stesso). Martin mi ha poi spiegato che Juan Luis è pronto e motivato ad entrare nella nostra struttura, ma il consumo di colla e marjuana lo trattengono in strada impedendogli di dare il passo decisivo verso una nuova opportunità di vita. Martin è però fiducioso che nei prossimi giorni Juan Luis riesca a concretizzare la sua scelta e ad iniziare a vivere con noi. Anche io lo spero molto.

Ringrazio di cuore ognuno di voi per quanto fate per sostenere questo progetto e i ragazzi che aiutiamo in esso. Grazie di cuore. Vostra Alessandra